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Presentazione de IL POETA VOLANTE di Angelo Ruta

ilpoetavol1Presentazione del libro IL POETA VOLANTE di ANGELO RUTA
sabato 24, ore 18, Accademia teatrale Clarence, ex chiesa SS Nicolò ed Erasmo, corso Regina Margherita 1, Modica

Angelo Ruta è nato a Ragusa nel 1967.Si è formato a Milano, prima alla Scuola Superiore di Illustrazione e Fumetto del Castello Sforzesco, poi all’Accademia di Belle Arti di Brera, infine al Centro di formazione professionale per la Tecnica Cinetelevisiva. Svolge un’attività prevalentemente editoriale (illustrazione di libri per ragazzi, copertine, periodici) con qualche incursione nel cinema e nel teatro.
Ha pubblicato, tra gli altri, per Usborne, Lion Hudson, Mondadori, Einaudi Ragazzi, San Paolo e Rizzoli. Collabora regolarmente con il Corriere della Sera per l’inserto domenicale “La lettura”.
Nel 1992 ha esposto alla Mostra Internazionale degli Illustratori a Bologna.
Nel 2003 ha vinto il Premio Solinas con il soggetto cinematografico «Il mare sotto il cemento».
Per il teatro ha scritto «Il mio posto è in un campo di grano», «In pietra mutata ogni voce», «T’amo senza sapere come», «Il poeta volante» e lo spettacolo per ragazzi «Millesoli».

La sera del 3 ottobre 1931 il poeta Lauro de Bosis, a bordo di un piccolo aereo, vola su Roma per lanciare quattrocentomila volantini antifascisti, pur sapendo di andare incontro a morte sicura. È la conclusione di una lotta clandestina combattuta solo a colpi di penna, negli anni in cui vengono promulgate le leggi contro la libertà di espressione e di stampa, e costrette al silenzio le voci che si oppongono al regime.
Questo lo spunto per raccontare de Bosis sulla scena, in un crescendo che parte dai giorni nostri e va a ritroso fino a quella sera del ’31. Un appassionato monologo che alterna guizzi stralunati, a tratti anche comici, e momenti di cupo smarrimento.
Il protagonista è un antieroe, uno che per esprimere il suo dissenso scrive di Icaro e di Antigone piuttosto che impugnare un’arma. Proprio per questo ci colpisce. Col suo volo si entra nel cuore di una storia che esprime una umanissima pietà e il cui significato più profondo sta nella sua cifra etica.

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La prima volta che ho sentito parlare di Lauro de Bosis è stata una notte di diversi anni fa.
Stavo per andare a letto quando mi ha telefonato Pietro Pignatelli.
- Ma tu lo conosci Lauro de Bosis?
- No.
- È un personaggio incredibile! Dobbiamo farci uno spettacolo!

In effetti, materia per farne uno spettacolo ce n’era.
Quando ho cominciato a documentarmi ho scoperto che questo poeta antifascista era ricordato, più che per l’opera, per un volo rocambolesco su Roma a bordo di un aereo turistico, da cui aveva lanciato in aria 400mila volantini contro il regime.
Oggi lo si sarebbe potuto classificare come un esempio di art performance, se solo non avesse sortito un esito tragico.
La cifra morale del gesto e la candida illusione di sfidare al dialogo un potere che aveva dato prova di essere solo muscolare, fanno di Lauro il prototipo dell’antieroe: fragile e coraggioso. Come il suo Icaro, come la sua Antigone.

Da dove cominciare per raccontarlo?
Non amo gli spettacoli agiografici e sono fermamente convinto della necessità di dialogare col presente, anche raccontando una vicenda del passato.
Se una storia ci interessa, se ci attrae ancora, vuol dire che porta in sé qualcosa di universale che vale la pena di raccontare.
Qui questo qualcosa aveva a che fare con la libertà.

Sin da principio ho pensato a un testo che pur mostrando più voci si prestasse alla versatilità di un solo attore.
Non immaginavo altri personaggi né scene con dialoghi che avrebbero potuto farmi correre il rischio di trattare il tema con una certa retorica. Al contrario, se volevo trovare il tono giusto, e mostrare con franchezza il senso civile di questa storia, dovevo ricorrere a un teatro di narrazione. In altre parole: raccontare i fatti dall’esterno, cercando di essere il più onesto possibile.
La struttura drammaturgica segue tre linee principali che si intrecciano culminando in un solo finale: la prima ha a che fare con la vicenda biografica di de Bosis (o meglio con quella parte funzionale al mio lavoro, cioè gli ultimi anni della sua vita); la seconda col momento storico in cui il poeta ha vissuto; la terza con una storia dei giorni nostri, attraverso cui riemerge fortuitamente questo fatto del 1931.
Questi tre livelli differiscono anche nel registro: realistico per il presente, grottesco per il momento storico, poetico per Lauro.
Quest’ultima cifra è scaturita naturalmente, rafforzata dalla sovrapposizione che, fatalmente, lega Lauro alla figura mitica di Icaro.

Una volta trovata la strada, ho cominciato a scrivere. Prima le singole parti, separatamente, poi l’intreccio, che ho perfezionato durante la messinscena tagliando e ricucendo fino all’ultimo.
Così è nato “Il poeta volante”.

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